mercoledì 18 maggio 2005

I Problemi

Oggi ho (forse) capito cos’è che spesso scatena la mia più alta forma di ribellione nei confronti degli altri. Avere un problema che non è riconosciuto dagli altri. In particolare da chi mi sta vicino. Peggio ancora se chi sta vicino minimizza. Forse non è tanto avere accanto persone che in un modo o nell’altro non riescono a capire un problema perché non l’hanno mai vissuto come tale o non riguarda la loro sfera di comportamento. La cosa più angosciante è avere persone che sembrano “coprire” il problema e quindi non possono vederlo perché in qualche modo spendono o hanno speso energie per mascherarlo. Magari è un comportamento che spesso e volentieri teniamo un po’ tutti….non nessariamente con intenti così negativi, ma…ecco essere angosciati e avere qualcuno vicino che non percepisce il problema (anche se da qualche parte noi riteniamo che dovrebbe essere in grado di farlo…) sembra essere quanto di più disperatamente irritante possa esserci. Perché la sensazione di solitudine di fronte al problema è in questo caso irrimediabile.
Non so se cercare di capire cosa determini questo atteggiamento in quelli che in questa circostanza sono “gli altri” (e in me quando gioco il ruolo inverso…) sia più proficuo di capire cosa accade in me in questi momenti. Sono due strade diverse che alla fine possono condurre in posti molto prossimi, almeno questo accade spesso.
Ma visto che si può fare tutto…e il contrario di tutto proverò a seguirle entrambe.
Un problema che non deve esistere in generale è un problema è un problema che mette in gioco qualcosa di noi. Responsabilità, colpe, che ci sminuisce. Se da un mio problema automaticamente l’altro si attribuisce delle colpe difficilmente riuscirà a percepirlo perché le sue difese sono volte a negare il problema in sé. Ovviamente non sto parlando del problema in sé, ma dell’accoglienza del problema. E allora come è possibile (se questo è l’unico modo percepito) far accogliere in questi casi un problema? Intanto mi verrebbe da dire che l’unico stratagemma sarebbe di mascherarlo. Ma poi c’è un altro aspetto in gioco: non sono così sicuro di non penare anch’io ad una responsabilità dell’altro nel mio problema..(ecco che le due strade cominciano a convergere…). Sembrerebbe che per poter sentire una persona a fianco a me nel cercare di risolvere un problema dovrei come prima cosa svincolarlo dalla sua responsabilità. E’ possibile sezionare il problema in modo tale da cercare di fornirne almeno una parte “pulita” all’altro?

Nessun commento: