domenica 15 maggio 2005

fiori e bambini


...for the children and the flowers are my sisters and my brothers… (Rhymes & Reasons)

Pensavo l’altro giorno al fatto che spesso i bambini hanno dei comportamenti così schietti e spontanei che ci commuovono profondamente per la loro tenerezza. Spesso questi comportamenti si manifestano prima come una novità (la prima volta che un bambino, nel crescere, dice una frase o assume un’espressione…) e poi come un’abitudine. La prima volta colpisce tantissimo come un tesoro nascosto. Se ne percepisce un valore nascosto dovuto alla sua originalità. E’ normale. Ridiamo, ci commuoviamo, stimola la nostra tenerezza nei loro confronti. Poi, quando continuiamo a rivivere questa situazione la facciamo più nostra (nostra nel senso di noi e di lui/lei), ci continua a far sorridere, a piacere ad apprezzarla ma non ne viviamo più l’aspetto di occasionalità che la rendeva così esclusiva. Ma non scompare, non diventa trasparente, semplicemente inizia a circondarci. Ecco quindi che un altro elemento di novità ripeterà questo percorso.
Vedere crescere un bambino è un continuo di queste situazioni: la prima volta che dice qualcosa, o compie un passo è sempre un evento ma anche qualcosa di meno eclatante ci può entusiasmare ancora di più. Questa situazione mi ricorda moltissimo qualcosa che si manifesta nella natura. Un prato verde mostra un fiore isolato. Ne cogliamo tutta la poesia, ci attira, vorremmo tenerlo per noi (se non addirittura coglierlo) insomma ci commuove. Poi, camminando oltre per quel prato scopriamo che ci sono decine di quei fiori più avanti, oppure man mano che avanza la stagione il fiore pioniere diventa uno dei tanti. Allora ci spostiamo a vivere non più il fiore isolato ma il prato fiorito. E così via nuovi fiori isolati e un prato fiorito sempre in maniera diversa.
Chissà... forse per amare qualcosa dobbiamo prima viverlo nella sua esclusività e poi farlo nostro vivendone la presenza intorno a noi.



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