martedì 30 maggio 2006

L’artista e il silenzio

Ecco cosa invidio all’artista: la possibilità di comunicare cose che non sono chiare. L’artista è l’unico – con la sua capacità – a poter esprimere a qualcun altro concetti, situazioni, sensazioni ed emozioni, quando queste non sono razionalizzabili.
Il pittore, il musicista, il cantautore, lo scrittore hanno questa straordinario mezzo di comunicazione che è la loro opera. La loro comunicazione riesce a scivolare sotto ai colori, alle note, alle parole.
E poi invece ci sono altre persone – come me - che sono al contrario portate sempre a rendere chiaro il più possibile un problema. Mi irrito o soffro quando non riesco a ricondurre una situazione a qualcosa di inequivocabile nella comunicazione con l’altro.
Non riesco a stare troppo in silenzio perché temo il distacco verso l’interlocutore.
Sono abile a tenere conversazioni – è vero - e a sintetizzare ed analizzare i problemi,. Ricevo a volte apprezzamenti più o meno diretti in proposito, anche riguardo al mio pragmatismo.
Però dietro a questo c’è sempre una sofferenza… perché il mio desiderio sarebbe di avere la sensazione di essere risucito a comunicare non solo ciò che ho detto ma anche ciò che ho sentito.
E soprattutto tutto ciò che è più fantastico e straordinario che ci sia ….l’indescrivibile.
Ovvero le emozioni.
E come si può comunicare ciò se non con qualcosa che tocca direttamente l’animo di chi ci sta vicino?
Mi piacerebbe saper comunicare con il silenzio come una persona una volta mi ha spiegato - con un’affascinante semplicità - succede tra lei e suo padre.

Ma il silenzio può fare paura….perché il silenzio può essere come il buio. Che strano! Tendenzialmente non ho paura del buio, anzi…spesso mi affascina! Ricordo che spesso da piccolo mi divertivo a stare al buio nella mia stanza cercando di suonare il mio organo elettronico. Piano piano il mio occhio si abituava all’oscurità e persino i tenui led dello strumento diventavano delle luci che permettevano di scorgere una buona parte degli oggetti nella stanza.
Ma cos’è che fa paura – normalmente - del buio? E’ la perdita di qualcosa che si conosce…o la paura di qualcosa di sconosciuto che possa comparire? O entrambe?
E qual è allora il fascino del buio?
E se lo dovessi riportare al silenzio?
La mia paura del silenzio è la paura della scomparsa di un legame o la paura della comparsa di qualcos’altro?

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