venerdì 31 ottobre 2008

Specchi e riflessi

"Amare non è guardarsi a vicenda ma guardare insieme nella stessa direzione".

Non appena ho letto per la prima volta questa frase di A.deSaint-Exupery, l'ho sentita molto suggestiva, come accade molto spesso.

E' una frase abbastanza diffusa e molto evocativa, ma l'altro giorno mi sono fatto un po' di domande.
Stavo facendo i conti con uno specchio stradale (quelli messi prima di strettoie in curva) dal quale non riuscivo a capire se l'auto con i fari accesi che vedevo sulla superfice convessa era la mia o un'altra che sopraggiungeva in direzione opposta.
Mi sono chiestocome mai mi capita così di frequente di non riuscire a percepire esattamente la situazione (cosa che non mi capita per esempio con gli specchietti retrovisori della macchina...)
Mi sono un pochino risposto che forse ragiono un po' troppo e, mi metto un po' troppo spesso "dal lato dello specchio".
Insomma è un po' come se mi immedesimassi in quello specchio e immaginassi che avesse la mia stessa visione.

Quindi se lui vede una macchina alla sua destra (che è la mia sinistra) vuol dire che io ho una macchina a destra (e quindi - sbagliando - penso che ciò che vedo non sono io).

E invece lo specchio sta lì per me e io non dovrei immedesimarmi in lui: sinistra è sinistra e destra è destra.
Basta.
Mi sono chiesto quante volte commetto lo stesso sbaglio con le persone che mi circondano.
Considero il loro punto di vista come se fosse il mio. Considero che loro vedano quello che vedo io.
O magari al contrario cerco di vedere io nella loro direzione, di adeguarmi ad essa.
Perché mi sembra che la cosa più importante per poter avere una comunicazione con loro è guardare nella stessa direzione.
Ed invece a volte forse è importante guardare dal nostro punto di vista gli altri. Guardare loro, dentro.
Inevitabilmente vedere riflessi noi stessi, senz'altro...ma guardarli diritti.
Perché forse a volte anche l'altro ha bisogno di qualcuno che lo guardi, che lo osservi, non solamente che guardi insieme a lui.
Che possa scorgere ciò che lui non vede non solo di se stesso, proprio come lo specchio convesso.
Solo guardando l'altro possiamo vedere anche dietro di lui, alle sue spalle...cosa lo minaccia, cosa lo spinge...Se guardiamo insieme a lui perdiamo questa opportunità.
E inoltre guardando l'altro possiamo scorgere qualcosa di nuovo, di importante, un nuovo riflesso di noi...
E allora mi viene da riconsiderare la frase dell'inizio: guardare insieme nella stessa direzione può essere veramente amore? O forse è necessario anche e soprattutto "guardarsi" (e scoprirsi) a vicenda?

"Allora Gesù, fissatolo, lo amò" (Mc 10, 21)

martedì 23 settembre 2008

Essere liberi

Penso che sul tema della libertà siano scorsi fiumi di discorsi.
E penso che sempre più il tema della libertà ricorra tra i nostri ideali.
Però ci sono tante sfaccettature che sfuggono o comunque rischiano di creare fraintendimenti.
Io credo che abbiamo un po' tutti dei momenti in cui ci sentiamo veramente liberi e forse, se ci fermiamo un attimo, ci accorgiamo che questi momenti non hanno necessariamente molto in comune con i tradizionali concetti di libertà.
Tranne il concetto di assenza di vincoli.
Bene.
A volte il concetto di libertà suscita in me due sensazioni contrastanti.
Un primo aspetto di gioiosità e spensieratezza, di un mondo che si apre a noi perché tutto è accessibile e nulla è vincolato.
Un secondo aspetto - che però sospetto sia un po' più fuorviante - in cui questa libertà implica anche un po' una solitudine - almeno emotiva - in quanto un legame emotivo costituirebbe un limite alla libertà.
Anche qui si potrebbero aprire centinaia di discorsi ma intanto se c'è qualcosa che mi disturba è proprio quando si giustifica il distacco emotivo con un'esigenza di libertà.
E questo si è verificato anche al contrario, quando questo concetto è stato ribadito come raccomandazione nei miei confronti...
Insomma percepisco una sorta di trabocchetto, qualcosa che non torna...
Come se stessimo parlando di due libertà diverse.
Libertà uguale distacco? C'è chi dice di sì. Forse qualche mistico orientale potrebbe anche disquisire molto - correttamente - in questa direzione.
Ma allora mi chiedo quale libertà può essere quella che non ti permette di legarti affettivamente ad una persona.
Di soffrire o gioire con lui/lei. Di sentirla dentro di te anche quando non c'è fisicamente.
Di assaporare la malinconia della sua assenza.
Di viverla.
Insomma, a volte mi viene di esprimere questo con uno strano gioco di parole:

"Voglio essere libero di non essere libero"...

E questa libertà mi sembra paradossalmente ancora più difficile da conquistare di tutte le altre...

Forse il momento più alto della libertà è l'amore.
Quando ci siamo sentiti veramente liberi, non ci siamo forse sentiti in armonia con quello che girava intorno a noi?
Riuscivamo ad amare ciò che ci circondava.
E allora mi viene da pensare che probabilmente i veri vincoli che limitano la nostra libertà non sono tanto i vincoli esterni che cerchiamo di rimuovere ma sono piuttosto da ricercarsi soprattutto in un'altra direzione:...sono limiti al nostro amore.
Tutti?
Non lo so.
Credo però che sia veramente difficile rendersi conto di quante limitazioni poniamo - inconsapevolmente e forse inevitabilmente - alla nostra capacità di amare.
Allora ecco che la libertà si colora di un altro apsetto.
Libertà uguale amore.
E forse basta così....

mercoledì 26 marzo 2008

Essere albero

Questa mattina, mentre percorrevo con l`auto la solita strada che mi portava al lavoro, mi sono soffermato qualche istante sulle sagome degli alberi che costeggiavano i bordi della provinciale. Non erano ancora comparse le nuove foglie e - come mi accade spesso - sono rimasto ancora una volta in ammirazione dell`intreccio dei rami che si snodano verso il cielo.
Trovo infatti in quella struttura - quella delle querce soprattutto, ma anche di altri alberi - qualcosa di magico che riesce a far risuonare qualche sensazione solitamente zittita e impacchettata dentro di me.
Le sagome scorrevano dal parabrezza ai finestrini laterali e scomparivano dalla mia vista.
Ho ripensato a come rimango spesso frustrato all` idea di non riuscire adeguatamente a ritrarre un albero.
Non sono un bravo disegnatore - e` vero - pero` in particolare trovo del tutto insoddisfacente la mia capacita` di riportare in un foglio di carta la dinamica di quegli splendidi intrecci di geometria e poesia. Trovo goffi, ingenui e disarmonici i miei ostinati tentativi di superare questa sfida.
Ma oggi uno di quei buffi pensieri che vogliono dire un po` tutto e niente mi e` balenato per la mente.
Forse per poter disegnare o dipingere un albero bisogna un pochino essere albero.
Non riesco a disegnare un albero perche` non sono abbastanza albero.
E mi piacerebbe osservare a lungo un albero in modo vero cosi` da diventare un po' albero.
Allora le sue dinamiche mi apparterrebbero un pochino.
Forse riuscirei a sentire in me quella forza, quell` armonia e quella strana comunicazione che anima i suoi rami. Perche` da qualche parte sono convinto che c`e` un po` di albero in ognuno di noi.
Assopito, magari.
Ma albero.
Come mi capita spesso da qui sono andato avanti. Questi pensieri sono a volte per me un cerino in un pagliaio ...
Se in noi c`e` un albero allora forse c`e` tutto.
C` e` un fiore, una montagna, un lago, un tramonto un sole...
E se volessimo veramente ritrarli al meglio forse dovremmo viverli, cioe` dovremmo esserli.
E ci sono anche gli altri, ovviamente.
I nostri amici, i nostri nemici.
Quelli che amiamo e quelli che detestiamo
I simpatici e gli antipatici.
E se funzionasse anche al contrario?
Sarebbe divertente imparare a ritrarli.
Perche` saremmo costretti a viverli almeno un pochino.
E conseguentemente a capirli un po` di piu`...

Forse l`unico modo per capire veramente una persona e`riconoscerla dentro di noi.
Cioe`viverla.