"Amare non è guardarsi a vicenda ma guardare insieme nella stessa direzione".
Non appena ho letto per la prima volta questa frase di A.deSaint-Exupery, l'ho sentita molto suggestiva, come accade molto spesso.
E' una frase abbastanza diffusa e molto evocativa, ma l'altro giorno mi sono fatto un po' di domande.
Stavo facendo i conti con uno specchio stradale (quelli messi prima di strettoie in curva) dal quale non riuscivo a capire se l'auto con i fari accesi che vedevo sulla superfice convessa era la mia o un'altra che sopraggiungeva in direzione opposta.
Mi sono chiestocome mai mi capita così di frequente di non riuscire a percepire esattamente la situazione (cosa che non mi capita per esempio con gli specchietti retrovisori della macchina...)
Mi sono un pochino risposto che forse ragiono un po' troppo e, mi metto un po' troppo spesso "dal lato dello specchio".
Insomma è un po' come se mi immedesimassi in quello specchio e immaginassi che avesse la mia stessa visione.
Quindi se lui vede una macchina alla sua destra (che è la mia sinistra) vuol dire che io ho una macchina a destra (e quindi - sbagliando - penso che ciò che vedo non sono io).
E invece lo specchio sta lì per me e io non dovrei immedesimarmi in lui: sinistra è sinistra e destra è destra.
Basta.
Mi sono chiesto quante volte commetto lo stesso sbaglio con le persone che mi circondano.
Considero il loro punto di vista come se fosse il mio. Considero che loro vedano quello che vedo io.
O magari al contrario cerco di vedere io nella loro direzione, di adeguarmi ad essa.
Perché mi sembra che la cosa più importante per poter avere una comunicazione con loro è guardare nella stessa direzione.
Ed invece a volte forse è importante guardare dal nostro punto di vista gli altri. Guardare loro, dentro.
Inevitabilmente vedere riflessi noi stessi, senz'altro...ma guardarli diritti.
Perché forse a volte anche l'altro ha bisogno di qualcuno che lo guardi, che lo osservi, non solamente che guardi insieme a lui.
Che possa scorgere ciò che lui non vede non solo di se stesso, proprio come lo specchio convesso.
Solo guardando l'altro possiamo vedere anche dietro di lui, alle sue spalle...cosa lo minaccia, cosa lo spinge...Se guardiamo insieme a lui perdiamo questa opportunità.
E inoltre guardando l'altro possiamo scorgere qualcosa di nuovo, di importante, un nuovo riflesso di noi...
E allora mi viene da riconsiderare la frase dell'inizio: guardare insieme nella stessa direzione può essere veramente amore? O forse è necessario anche e soprattutto "guardarsi" (e scoprirsi) a vicenda?
"Allora Gesù, fissatolo, lo amò" (Mc 10, 21)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento