venerdì 30 marzo 2007

Vivere i sogni

Forse dobbiamo imparare a lasciar vivere i nostri sogni, e magari anche le nostre paure. Troppo spesso forse siamo abituati ad associare ad essi l’idea che un sogno o si realizza o si dimentica, si comprime e si controlla. Ed allora è come se avessimo una pila di sogni impacchettati, compressi e chiusi dentro di noi. Mentre avremmo bisogno di dar loro aria, spazio. Che non significa necessariamente realizzarli, anzi. Spesso si può realizzare un sogno senza avergli lasciato abbastanza spazio. Lasciare spazio ai propri sogni significa lasciarli fluttuare, vivere, significa assaporarli, e per questo lasciarli pervadere la nostra esistenza. Forse potremmo anche scoprire che una parte del nostro sogno si è posata su alcuni piccoli ma significativi aspetti della nostra vita. Perché quando si apre un sogno e lo si lascia libero è un po’ come se si permettesse di mostrare non solo la sua parte più esterna, più superficiale ma anche quella che sfiora le nostre passioni più profonde ed interne, quella che è direttamente in contatto con la nostra vera esistenza.

mercoledì 7 marzo 2007

La comunicazione

Ieri ho provato una forte emozione nel risentire una persona che non sentivo da molto tempo.
Era una bella sensazione ma anche unita ad una certa ansia. Poi mi sono reso conto che una parte della mia ansia era dovuta al fatto che non riuscivo a decifrare alcuni aspetti del comportamento di questa persona.
Ad essere più precisi ero in chat ed il fatto di non vedere nel volto il proprio interlocutore si potrebbe pensare che non facilitasse la situazione.
Ma ho l’impressione che - nonostante tutto - questo contasse poco. Anzi, al contrario la situazione poteva eliminare delle barriere di fraintendimento che possono sorgere proprio nel contatto diretto.
Strano.
Ma accade a volte che si riesce ad essere più diretti parlando via mail o via chat piuttosto che l’uno accanto all’altro.
Ma intanto mi rendevo conto che la mia ansia era volta rispetto a degli interrogativi che mi ponevo.
E alla fine questi interrogativi mi sono sembrati un po’ più chiari: la persona con cui interloquivo non dava alcun segno di coinvolgimento particolare relativamente al fatto che ci sentivamo nuovamente dopo un periodo relativamente lungo.
Mi chiedevo se stava celando le sue emozioni in quel momento.
Oppure era riuscita a controllarle sin dall’inizio - le sue emozioni, - in modo tale che l’assenza di contatto con me, anche se prolungata, non le aveva significato grossi cambiamenti interni - almeno cosciente mente?
In quel caso anche il sentirmi nuovamente poteva benissimo essere una cosa piacevole come bere un caffè in mezza mattinata, ma magari poco o niente più.
E – un po' sorprendentemente - per me era un dilemma..
Non ho trovato una risposta bensì un’altra domanda. Ma - per me - cosa cambia?
Cosa cambia tra chi ti ama ma non lo manifesta mai e chi non ti ama?
Cambierebbe qualcosa per me sapere che qualcuno mi ama ma non lo potrebbe manifestare mai?
E sono ancora alla ricerca di una risposta oppure….di un’altra domanda!

martedì 6 marzo 2007

Il batticuore

Ci sono cose che non hanno età.
Forse è impossibile chiedere ad un cuore di battere più forte. O più piano.
Soffro di una leggera ipertensione e sto cercando di convincere il mio cuore a battere più piano, probabilmente ci riuscirò, anzi ci sto già riuscendo con i farmaci.
Ma forse non riuscirò mai a controllare quando il mio cuore decide di battere improvvisamente forte perché ha provato un’emozione.
Perché il cuore è un po’ come un contatore geiger. Quando comincia a “suonare” ha trovato qualcosa, sta vicino a qualcosa di importante. Che spesso non riusciamo a vedere, o forse vediamo camuffato, confuso...
Il cuore non sbaglia mai?
Mi sto sempre più convincendo che è così.
Ma non nel senso che le decisioni impulsive o non meditate siano necessariamente le più giuste da prendere.
Quanto per il fatto che se il cuore segna qualcosa, quel qualcosa c’è veramente, anche se non è facile comprenderlo.
E spesso, proprio perché non riusciamo a vedere oltre i nostri occhi, a volte vorremmo spegnere quel segnale che ci disturba. E’ come una spia accesa che ci sembra guasta. E’ logico, che altro potremmo fare?
Ci sono stereotipi che accettiamo: l’ansia prima di un esame, l’emozione di fronte ad un evento platealmente significativo. Ma molte volte – anche in queste circostanze – il cuore ci sta indicando qualcos’altro e noi, come al solito non riusciamo a far altro che guardare il dito e non guardare la luna…