giovedì 14 dicembre 2006

Il ladro di sogni

Cosa c’è più privato e intimo dei propri sogni? Forse nulla.
Penso ai sogni intesi come desideri, ovviamente, ed è’ interessante pensare come la parola “sogno” indichi due cose apparentemente differenti.
Perché un sogno non è solo un immagine, un avvenimento, un oggetto….è l’aspirazione di una sensazione, di una parte di noi.
Finché esistono sogni dentro di noi siamo vivi. Springsteen diceva “E’ una bugia un sogno che non si avvera? O è qualcosa di peggio?”.
Forse invece non è così importante che un sogno si avveri quanto il fatto che si abbia la capacità di sognare.
Un sogno che non si avvera può essere dannoso solo se annulla questa nostra capacità.
E le delusioni, le amarezze, le ferite che riceviamo non sono mai – a mio avviso – così negative se riusciamo a far sì che non ci sottraggano i sogni.
Oggi sono un po’ malinconico, e lo so. Ma mi piacerebbe descrivere la sensazione di quando un sogno si spegne. E’ come se improvvisamente tutti i colori scomparissero e tutto diventasse irrimediabilmente grigio. E un sogno in bianco e nero non può esistere…E così nasce una strana sensazione…quella di avere subito un furto, repentino, improvviso e inaspettato, come un po’ tutti i furti, ma molto più violento e profondo.
Il ladro di sogni arriva di nascosto e lascia un vuoto apparentemente incolmabile. Non esiste più nulla intorno: anche le cose che fino a poco prima erano piene di vitalità risultano svuotate perché di fondo è come se avessero perso un futuro.
Perdere i sogni significa perdere il futuro, per questo ricorda molto il senso della scomparsa, di un lutto.
Fortunatamente nella maggior parte dei casi, lentamente qualche luce comincia ad accendersi e ad emergere dal grigio, ma ci vuole tempo, pazienza e fiducia. E così, con molta lentezza si comincia a ricostruire un altro patrimonio, che sostituisce quello che c’è stato rubato. Ma forse qualcosa non si può riottenere.
Finché il ladro di sogni non rientrerà nella nostra casa, in silenzio, al buio, improvvisamente…Con una maschera sempre diversa, perché il ladro di sogni è anche un abile trasformista. E in un solo colpo ci sottrarrà di nuovo tutto il nostro patrimonio…
E questo si ripeterà tante, infinite volte….
Vorrei incontrare il ladro di sogni… per chiedergli un po’ di cose..
E siccome il ladro di sogni dorme - tra un furto ed un altro - dentro di me, non dovrei fare troppa strada.
Ma il problema è che la strada per arrivare al ladro di sogni si fa in retromarcia….dovrei tornare indietro…
Forse molto indietro…

mercoledì 13 dicembre 2006

Lo scrittore

Mi piacerebbe molto scrivere, ma mi sto rendendo conto che forse non sarò mai uno scrittore… almeno finché ciò che determina questo mio desiderio è la mia grande ansia di comunicare.
Sembra una contraddizione ma mi sembra essere una regola di molte cose nella vita.
Non si riesce ad ottenere spesso una cosa finché questa assume il connotato di qualcosa di irrinunciabile. Al contrario la si riesce ad ottenere solo quando è opportunamente ridimensionata a riportata al suo valore reale.
Allora la mia ansia di comunicazione fa sì che io tenda ad essere sempre conciso: che ogni volta che cerco di esprimere un concetto, anziché prendermi tempo per delinearlo al meglio sento già le spinte del concetto successivo è come se il mio ipotetico interlocutore-lettore potesse sfuggire da un momento all’altro. Ma come si fa a parlare ad un lettore che sta per scappare?

Anzi, in questo modo forse io non sono abbastanza spostato sul lettore ma piuttosto su di me e su quella che rappresenta una mia personale esigenza.
E uno scrittore non si può permettere di essere troppo egocentrico in questo senso.
Non so se tutto questo si applica anche ai miei dialoghi: non so se sono un interlocutore piacevole e cosa significhi questo per me…
Non so se la mia ansia di mantenere il contatto con l’interlocutore può proprio per questo comprometterlo e credo che questo sia il mio cruccio principale.